logoriserva.gif (4432 byte)C E N T R O   D I   E D U C A Z I O N E   A M B I E N T A L E

R I S E R V A  N A T U R A L E  S T A T A L E  " L I T O R A L E  R O M A N O "

ENTE GESTORE : COMUNE DI ROMA - DIPARTIMENTO TUTELA AMBIENTE E DEL VERDE - PROTEZIONE CIVILE

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Per un approfondimento sugli interventi di recupero e ricostruzione della
Pineta di Castel Fusano e sul Piano Antincendio, compreso la realizzazione
dei viali tagliafuoco con le relative potature, si riporta la:
Relazione Generale, documento del Comune di Roma - Dipartimento Ambiente

r.dellisanti@comune.roma.it

 

INCENDIO DELLA PINETA DI CASTEL FUSANO

Castel Fusano ha potenzialmente una vegetazione di bosco di leccio, ma gran parte è stata piantata, a partire dal 1700, con pinete incendio3.jpg (31667 byte) artificiali soprattutto di pino domestico (Pinus pinea), dando origine a un paesaggio monumentale che, ancorché fondamentalmente artificiale, aveva un enorme valore storico. In questo ambiente si aveva inoltre, grazie alla vetusta età dei pini, una grande ricchezza di specie animali, per esempio di uccelli. L’incendio ha interessato proprio i circa 300 ettari della pineta monumentale, con pini di più di 100 anni, costituita da pini radi di grandi dimensioni e un folto sottobosco formato soprattutto dalle piante della macchia sempreverde mediterranea, come il leccio, l’erica, l’alaterno. Le aree a leccio non hanno subito invece praticamente danni, in quanto questa specie è molto meno infiammabile; inoltre, anche i numerosi esemplari di leccio che erano ricresciuti nella pineta monumentale e che erano andati bruciati hanno originato dopo pochissimo tempo numerosi ricacci, mentre il pino è in generale andato completamente distrutto.L’intervento di recupero si propone quindi di ripristinare contemporaneamente i valori più strettamente naturalistici e il paesaggio della pineta monumentale. Il principio fondamentale è quello di sfruttare il più possibile gli elementi scampati all’incendio e di favorire l’evoluzione naturale della vegetazione, che è già, come si è detto, tumultuosa.

 
Ricostruire il paesaggio della pineta monumentale non sarà facile, in quanto le pinete richiedono lunghi anni di interventi colturali incendio1.jpg (57399 byte) (semina, diradamento) e di crescita per svilupparsi in modo ottimale e per raggiungere le grandi dimensioni che eravamo abituati ad osservare passeggiando lungo la via Severiana o anche semplicemente attraversando in automobile la via Cristoforo Colombo. A questo scopo si procederà lungo due direzioni:
A)interventi in aree in cui è particolarmente importante restaurare il valore estetico del paesaggio, in particolare lungo la via Cristoforo Colombo, via di Castel Porziano e via Severiana, con il reimpianto anche di limitati nuclei di pino.
B) esistono a Castel Fusano, in aree potenzialmente molto infiammabili ma che fortunatamente non sono state oggetto dell’incendio disastroso del luglio 2000, in particolare lungo la via Cristoforo Colombo, tratti di pineta di circa 50 anni, che non sono mai state diradate, e in cui quindi il pino, specie che ha bisogno di molta luce, si trova in uno stato di forte deperimento, con le chiome addensate e parzialmente morte; il sottobosco di questa pineta è in alcuni tratti costituito dalle specie della macchia di leccio, nate spontaneamente, ora rade e basse, ora in piccoli nuclei più sviluppati, che non possono crescere ulteriormente sempre per mancanza di luce. Queste pinete possono essere tuttavia recuperate e potrebbero ricostituire pinete di alto valore estetico. Sono quindi previste una serie di interventi, per esempio diradamenti, che migliorino la qualità della pineta e permettano l’ulteriore sviluppo del pino.
Nella maggior parte dell’area incendiata, tuttavia, si dovrà rispettare lo sviluppo naturale della vegetazione, con interventi limitati, e con la pazienza che deve accompagnare l’amante della natura, perché, per quanto rapida. la ricrescita della vegetazione non può essere immediata.
Infine non verranno dimenticate le esigenze degli animali, soprattutto delle numerosissime specie di insetti che vivono a Castel Fusano, lasciando un certo numero di alberi morti o caduti, nel cui legno putrescente trovano rifugio specie anche assai rare.


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In conclusione, va osservato come l’incendio, per altro doloso e sviluppatosi in condizioni di forte scirocco e alte temperature, che hanno fatto sì che si sia propagato con incredibile velocità, ha interessato la pineta monumentale non a caso, ma proprio per l’alta infiammabilità del pino; il pino domestico inoltre non si riproduce spontaneamente a Castel Fusano, e la pineta monumentale era arrivata ormai alla fine del suo ciclo vitale.
Inoltre, bisogna riporre grande fiducia nella capacità da parte della natura di rispondere anche alle minacce più gravi, come dimostra l’elevata produzione di rigetti da parte del leccio, che potrebbe tornare a formare una certa vegetazione forestale in circa 20-30 anni.

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